Principio di cassa e principio di competenza: facciamo chiarezza

Se c’è una cosa dalla quale è impossibile scappare è il pagamento delle tasse. Tra i doveri di un corretto cittadino, infatti, c’è il pagamento delle imposte statali, ragion per cui è utile e doveroso tenere in ordine i conti dell’attività in modo oculato e virtuoso. Questa guida farà luce sui dettagli più complessi del mondo contabile: in principio di cassa e il principio di competenza.

Principio di cassa e principio di competenza

La prima cosa fondamentale da dire è che ci sono due modalità per registrare entrate e uscite della nostra attività: il criterio di cassa e il criterio di competenza. In linea generale la differenza sostanziale risiede nel fatto che il primo prevede la registrazione soltanto di ricavi già incassati e costi già sostenuti, in poche parole solo costi e ricavi di cui vi sia stata manifestazione finanziaria ossia che hanno visto il contante muoversi. Il secondo, quello di competenza, impone di registrare le transazioni economiche nel periodo di imposta a cui fanno riferimento senza tener quindi conto dell’effettivo momento nel quale si verificano i pagamenti. Adesso andiamo più nel dettaglio.

Principio di competenza: di cosa si tratta e a chi è rivolto

Partiamo col dire che le imprese in contabilità ordinaria che debbono utilizzare il principio di competenza sono:

  • le società di capitali: s.p.a., s.r.l., s.a.p.a., società cooperative;
  • e ditte individuali e le società di persone (s.n.c. e s.a.s.) con ricavi annui superiori a 400 mila euro se svolgono prestazioni di servizi o 700 mila euro negli altri casi;
  • le ditte individuali e le società di persone che pur non superando i limiti precedenti scelgono la contabilità ordinaria.

Basandosi su questo principio il risultato economico annuale è generato dalla differenza tra ricavi maturati e costi maturati. Alla voce ricavi si fa riferimento al valore dei beni e dei servizi venduti nel periodo. Per costi si intende invece il valore delle risorse consumate per realizzare quelle vendite. Per cui:

ricavi di competenza dell’esercizio – costi di competenza dell’esercizio

Cerchiamo ora di capire in che momento i bene e i servizi possono ritenersi effettivamente venduti. Per quanto concerne i beni il momento fondamentale del passaggio di proprietà generalmente viene a coincidere con la consegna, in alcuni casi con la spedizione. Se parliamo però di un bene come può essere un’abitazione o un’automobile, invece, il momento della firma dell’atto o dell’immatricolazione determina l’effettivo passaggio della proprietà.

Venendo ai servizi invece si considerano venduti quando l’erogazione ovvero il consumo da parte del cliente risulta effettivamente avvenuto. I ricavi di un anno quindi comprendono il valore di tutti i beni e i servizi che sono stati consegnati o erogati dal 1° gennaio al 31 dicembre, indipendentemente dal fatto che questo valore sia stato incassato o meno, e indipendentemente dal fatto che una parte di esso possa essere ancora non fatturata.

Concludiamo con un esempio a modi riassunto. Ipotizziamo di avere un’azienda che vende merci per 2 mila euro e che in base a un accordo l’acquirente paghi 1.000 euro alla consegna e 1.000 dopo alcuni mesi. Secondo il principio di competenza, le entrate da contabilizzare al momento della vendita saranno a 2 mila euro (non importa, quindi, che parte dell’entrata effettiva avvenga solo successivamente). Lo stesso ragionamento applicheremo alle spese: se l’azienda in questione acquista un bene a rate per un totale di 1.000 euro, andrà contabilizzata subito l’intera somma (non le singole rate mese per mese).

Principio di cassa: di cosa si tratta e a chi è rivolto

Il principio di cassa riguarda nello specifico:

  • artisti e professionisti: pittore, avvocato, notaio, medico (nel caso di visite private), veterinario, architetto, consulente informatico e centinaia di altri liberi professionisti;
  • imprese minori cioè ditte individuali e società di persone (s.n.c. e s.a.s.) in contabilità semplificata, con ricavi annui fino a 400 mila euro se svolgono prestazioni di servizi o 700 mila euro negli altri casi.

Secondo il principio della contabilità per cassa, la registrazione nel calcolo del reddito riguarda solamente i ricavi già incassati e i costi già sostenuti. Un libero professionista, per esempio, deve attenersi a questo criterio contabile. Per cui la formula sarà:

compensi incassati nell’anno – costi pagati nell’anno

Abbiamo compreso quindi che il principio di cassa è riservato ai liberi professionisti, i quali dovendo mantenere una contabilità certamente più snella rispetto alle imprese, possono registrare con più facilità il momento in cui avviene un incasso o una spesa. Va chiarito però quando un incasso e una spesa possono considerarsi regolarmente avvenuti. Questo momento varia in base alla modalità di pagamento usata:

  • pagamento in contanti: in questo caso nessun problema, in quanto la transazione avviene all’istante e può essere registrata subito;
  • pagamento con bonifici bancari: secondo la circolare n. 38/E/2010, bisogna registrare l’entrata (o l’uscita) nel momento in cui il relativo importo compare sul nostro conto (o scompare qualora si trattasse di spese); non vengono rilevati quindi né la data della valuta e né il momento in cui viene emesso l’ordine di bonifico;
  • pagamento con carta di credito e di debito: a valere è il principio del bonifico, per cui registreremo il pagamento nel momento in cui riceveremo l’accredito o l’addebito sul conto corrente;
  • pagamento tramite assegni: in questo caso, sempre secondo la circolare n. 38/E/2010, i compensi pagati vanno registrati nel momento in cui l’assegno entrerà nella nostra disponibilità (ovvero quando ci viene consegnato: attenzione controlliamo il prima possibile che sia coperto).

A questo punto supponiamo che un architetto fatturi nel corso dell’esercizio compensi per il valore di 100 mila euro. Di questi gliene vengono pagati però solamente 80 mila euro. Egli ha ricevuto poi fatture di acquisto per 3 mila euro, di cui ne ha pagate solamente 2 mila euro. Dovendosi applicare il principio di cassa, il reddito del geometra è presto fatto: esso ammonta a 78 mila euro (80.000 – 2.000).

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